Museo del Vetro

Museo del Vetro

Percorsi e collezioni

La Collezione Barry Friedman – Venetian Heritage

La metamorfosi del vetro nel Novecento

 

L’opportunità d’implementare l’esposizione permanente al Museo del Vetro di Murano con le opere della Collezione Barry Friedman identifica un accurato ed esaustivo ampliamento della sezione dedicata al Ventesimo secolo, dove le tecniche sperimentate da secoli vennero declinate dai Maestri vetrai per dare vita ad un’estetica che elesse il vetro ad oggetto artistico universalmente riconosciuto.

Nason, Vaso nero, Murano, 1931-1934

Nason, Vaso nero, Murano, 1931-1934
Immagine 11 di 11

Dopo la stasi causata dagli eventi della Prima Guerra Mondiale le fornaci ripresero la loro attività facendo proprie le indicazioni del razionalismo che propugnava caratteri di semplicità, di essenzialità e di funzionalità. Negli anni dell’immediato dopoguerra a Murano divenne frequente la collaborazione degli artisti con le fornaci, infatti Vittorio Zecchin divenne direttore artistico della Cappellin Venini & C., fondata nel 1921, e procedette al recupero delle forme pure dei vetri cinquecenteschi, desunte dai dipinti rinascimentali, come il grande calice costolato o il vaso Veronese.

Altri artisti come il pittore Guido Cadorin e lo scultore Napoleone Martinuzzi prestarono saltuariamente la loro collaborazione alle aziende muranesi. Quest’ultimo, quando nel 1925 Cappellin e Venini si divisero, divenne direttore artistico della nuova Vetri Soffiati Muranesi Venini & C. dove rimase fino al 1932. In quegli anni lo scultore creò per il vetro nuove forme che riflettevano la sua esperienza artistica ideando un nuovo tipo di vetro opaco, inglobante bolle d’aria, o puleghe, e perciò chiamato pulegoso, forme plastiche di severa corposità, come i frutti, le piante grasse e i vasi decorati da pesanti nastri o da numerose bocche.

Agli inizi degli anni Venti si datano anche le esperienze in campo vetrario di Umberto Bellotto, che accostò il vetro al ferro battuto, di cui era abile forgiatore, servendosi prima, per i vetri, della collaborazione di Vittorio Zecchin e degli Artisti Barovier e disegnando poi vetri per la Pauly & C. Molto attive tra il ’20 e il ’30 furono la Vetreria Artistica Barovier, che ebbe come grande animatore, in qualità di tecnico e designer, Ercole Barovier; e la S.A.L.I.R., che fu un importante punto di riferimento per il vetro inciso, per la quale prestò la sua opera, in qualità di designer, l’acquafortista Guido Balsamo Stella, mentre le incisioni si debbono all’incisore boemo Franz Pelzel.

Nel corso del quarto decennio del secolo venne accolto, a Murano, come parte integrante della tradizione dell’isola, anche il vetro di grosso spessore, mentre alla fine degli anni Trenta datano gli splendidi tessuti vitrei che Carlo Scarpa creò per Venini. Nell’immediato secondo dopoguerra, passato il periodo di stasi forzata, le fornaci muranesi ripresero con rinnovato vigore la loro attività, puntando soprattutto sullo studio degli effetti cromatici del vetro. Questa in sintesi una storia che ha cambiato il modo di produrre, creare, concepire il vetro e che non può attuarsi esaustivamente in un solo momento espositivo poiché richiede la focalizzazione e l’approfondimento di singoli capitoli che scandiscono la rinascita del vetro di Murano.

Infatti, le opere della Collezione Barry Friedman, fra cui i vetri firmati da Bianconi, Buzzi, Nason, Poli, Scarpa, Zecchin, realizzati presso le più importanti e storiche fabbriche muranesi come: Seguso, Barovier e Toso, Cenedese, Salviati e Venini, identificano un gruppo di opere che oltre ad arricchire ulteriormente il patrimonio storico artistico della proposta museale permanente andrà di volta in volta ad aprire delle parentesi che consentiranno di riesaminare con attenzione le radici su cui si fonda la produzione vetraria attuale. Da questi nuclei scaturirà un approfondimento dell’evoluzione stilistica e formale della creatività del Ventesimo secolo.

Pertanto l’occasione che ci viene offerta ci permetterà di ampliare e arricchire il nucleo dei vetri già esposti al Museo del Vetro di Murano consentendoci altresì di consolidare la testimonianza di una produzione inesausta.