Museo del Vetro

Museo del Vetro

Percorsi e collezioni

Tra Settecento e metà Ottocento: il periodo più difficile

Dalla seconda metà del XVIII secolo la moda va progressivamente prediligendo i cristalli boemi, brillanti e spessi, che si prestano a essere incisi più o meno profondamente a mola o a rotella, e i muranesi, a partire – come abbiamo visto – dall’eclettico Giuseppe Briati, si sono impossessati delle tecniche per realizzarli, reinterpretandole con forme e colori più vicini al loro gusto.

Dalle fornaci muranesi escono inoltre oggetti d’uso quotidiano come servizi da tavola, vasi, contenitori bizzarri (di cui sono qui esposti diversi esemplari), oggetti e cestini in cui il cristallo si accosta al vetro colorato; continua inoltre la decorazione di bottiglie e bicchieri sia a smalti policromi fusibili – con fiori, stemmi, scene diverse, uccelli –, sia a foglia d’oro.

Con la caduta della Repubblica di Venezia (1797), il declino del vetro soffiato si acuisce e saltano tutti i meccanismi di controllo e tutela finora attuati a favore delle produzioni locali. In epoca napoleonica si aboliscono le corporazioni delle arti e dei mestieri (1806), poi, dal 1815, con il dominio austriaco i prodotti boemi dilagano su tutti i mercati.

Contemporaneamente, a Murano aumentano i dazi sulle materie prime da importare e sui prodotti finiti da vendere, i maestri espatriano, tante “ricette” e abilità sembrano perdute. Fanno eccezione da un lato, come abbiamo visto, la produzione di perle, dall’altro le originali piastre da tavolo di Benedetto Barbaria, tra cui quelle realizzate per gli imperatori Napoleone I (che visita Murano nel 1808) e Francesco I d’Austria nel 1816.

È comunque un contesto deprimente e moltissime vetrerie chiudono: nel 1820 ne sono rimaste 16 di cui solo 5 producono vetro soffiato. Qui, maestri di particolare talento e coraggio, reagendo a questa profonda crisi sia economica che artistica, cercano di conciliare il bisogno di innovazione e cambiamento con un recupero delle tecniche e dei segreti del passato, e aprono la strada alla straordinaria rinascita della seconda metà dell’Ottocento.