Museo del Vetro

Museo del Vetro

Museo

Lavorazioni e composti del vetro

Cristallo: vetro incolore, trasparente e molto terso ottenuto con materie prime depurate e decolorato con biossido di manganese. Ritenuto, fin dal Medioevo, il più pregiato vetro muranese, si differenzia per la sua composizione sia dal cristallo di Boemia sia da quello inglese.

Filigrana: vetro ottenuto con una raffinata tecnica decorativa a caldo, inventata a Murano nella prima metà del XVI secolo, che prevede l’utilizzo di bacchette contenenti fili lisci in lattimo o in vetro colorato. Se i fili nelle bacchette sono ritorti (o a spirale) la filigrana è detta “a retortoli”; se le bacchette sono incrociate è detta “a reticello” o “doppia”.

Incalmo: tecnica vetraria che consente la realizzazione di oggetti costituiti da parti distinte unite a caldo. In uso dal XX secolo.

Incisione all’acido: decorazione della superficie del vetro ottenuta con l’uso di acido fluoridrico, ottenendo un’incisione di profondità variabile, leggera o maggiormente scavata.

Incisione alla ruota: decorazione della superficie del vetro con disegni realizzati grazie all’incisione più o meno profonda mediante dischi di rame ricoperti da materiale abrasivo. In uso dal XVII secolo.

Mezza stampaura: tecnica decorativa, già in uso presso i romani e ripresa a Murano nel XV secolo, che consiste nell’applicare a caldo sul fondo di un soffiato, ancora attaccato alla canna, un’ulteriore calotta vitrea e nel riprendere la soffiatura in uno stampo costolato aperto, in modo da ottenere costolature a rilievo.

Morise: tipica decorazione muranese a forma ondulata, eseguita applicando a caldo un cordoncino di vetro pizzicato con le borselle da “pissegar” (pizzicare).

Pittura a smalto: decorazione eseguita a pennello sulle pareti dell’oggetto, utilizzando un miscuglio di vetro polverizzato, pigmenti colorati, ossidi metallici e sostanze grasse. La fissazione si ottiene riportando l’oggetto alla bocca del forno a circa 900-1000°C. È chiamata anche pittura a smalti fusibili, ed è in uso dal XV secolo.

Pittura a freddo: segue gli stessi procedimenti della pittura a smalto ma senza il trattamento termico. Per questo dà luogo spesso a cadute di colore. In uso dal XVI secolo.

Vetro battuto: tipo di vetro la cui superficie viene leggermente abrasa con una mola, in modo da produrvi dei “bolli” rotondi, piccoli e irregolari, tutti orientati nella stessa direzione, che danno al manufatto l’apparenza di essere stato battuto come il ferro.

Vetro “a piume” o fenicio: tipo di vetro decorato con un avvolgimento di fili di vetro o lattimo, stirati con uno speciale attrezzo deto pettine e nel novecento maneretta, in modo da ottenere una decorazione ondulata. In uso dal XVI secolo, nel XIX prende il nome di “Fenicio”.

Vetro ghiaccio: così chiamato per la somiglianza con il ghiaccio screpolato e percorso da spaccature. Questo effetto si ottiene immergendo l’oggetto semilavorato ancora caldo in acqua fredda e poi di nuovo nel forno. In uso dal XVI secolo.

Vetro Primavera: vetro ornamentale creato da Ercole Barovier per la Barovier & Toso, caratterizzato da una superficie traslucida interamente coperta da screpolature: i manici e i bordi della base e dell’imboccatura sono in vetro nero.

Vetro pulegoso: tipo di vetro ornamentale opaco creato da Venini con inclusione di miriadi di bollicine di gas che conferiscono alla superficie dell’oggetto un aspetto butterato.

Vetro scavo: tipo di vetro ornamentale dalla superficie scabra con una finitura opaca a imitazione del vetro antico, in predominanza grigia, ma anche con striature di vari colori.

Vetro sommerso: tipo di vetro che si ottiene immergendo il vetro in lavorazione in crogioli con diversi colori. L’oggetto risulta così costituito da più strati trasparenti diversamente colorati anche di grosso spessore. In uso dal XX secolo.

Lattimo: tipo di vetro di colore bianco opaco, che ricorda quello del latte, dal quale deriva il nome, destinato fino al XV secolo alla produzione di mosaici e smalti. Assai simile alla porcellana, viene poi realizzato anche per la soffiatura, per produrre oggetti ad imitazione delle prime porcellane cinesi giunte a Venezia. Era opacizzato di solito utilizzando calcina di piombo-stagno o ossido di stagno.

Vetro calcedonio: tipo di vetro decorativo opaco ottenuto aggiungendo e mescolando nel fuso sali d’argento e altri ossidi di coloranti per imitare le pietre semipreziose come l’agata, il calcedonio, l’onice, la malachite, il lapislazzuli. Dalle carte muranesi il primo sicuro accenno al calcedonio risale al 1460.

Avventurina o venturina o stellatia: la “venturina”, chiamata a Venezia anche stellaria, è un vetro caratterizzato dalla presenza di pagliuzze brillanti, costituite da minuscoli cristalli di rame metallico precipitato durante il raffreddamento del fuso. Per la sua riuscita, incerta e difficile, quasi una “ventura”, fu appunto chiamata “venturina”. Il segreto della produzione, perduto alla fine del XVII secolo, sembra sia stato ritrovato agli inizi del successivo da Vincenzo Miotti.

Mosaico: decorazione nota fin dall’antichità, ottenuta accostando secondo un disegno predeterminato piccoli pezzi, detti tessere, di pasta vitrea o vetro su una base di intonaco.

Mosaico d’oro: la sua preparazione a Venezia è descritta in ricettari fin dal XV secolo. Si tratta di una lamina di vetro su cui è applicata, mediante chiara d’uovo, una sottilissima foglia d’oro sopra la quale, nel forno, viene colato uno strato di vetro fuso. Il vetro è poi schiacciato con una piastra di ferro quadrettata, da cui si ottengono le tessere di mosaico.

Murrina: le murrine si ottengono per accostamento a freddo di parti diverse in vetro fino a ottenere il disegno voluto. L’insieme viene messo in un forno dove avviene il rammollimento e l’adesione.

Murrina in piano: se l’accostamento, in genere di dischetti di canne massicce da conteria, avviene “in piano” si ottiene un’unica murrina. Per particolari oggetti è necessario ricorrere a una sagomatura a caldo e a una finitura alla mola. Sistema ripreso a Murano nel XV secolo dalla vetraria romana.

Murrine in canna: vengono accostate a freddo “canne” da conteria. Il fascio viene fatto rammollire e viene quindi “tirata la canna”. Dalla canna sono tagliati dischetti che riproducono il disegno iniziale miniaturizzato. Sistema iniziato a Venezia attorno alla metà del XIX secolo.

Canna di vetro: bacchetta di vetro di vario spessore monocroma o policroma, se composta da più strati di vetro, che, tagliata in sezioni, è utilizzata per fabbricare vetro mosaico o vetro murrino. É inoltre usata per realizzare la filigrana e le conterie.

Canna millefiori: canna di vetro formata da più strati di vetro di forme e colori diversi che riproducono in sezione lo stesso motivo decorativo per tutta la lunghezza.

Vetro a mosaico: realizzato con frammenti di vetro (tessere e/o sezioni di bacchetta) di diversi colori accostati tra di loro e fusi insieme. In uso dal XIX secolo.

Conterie o perle: il termine deriva probabilmente dal latino comptus, adorno, ornato e indica vari tipi di perle utilizzate per collane e altri ornamenti. Le perle erano anche chiamate “Paternostri”, le più grosse, e “Margarite”.

Canna per conterie: lunga asticciola di vetro massiccia oppure forata. La canna forata si usa nella normale produzione di perle; quella massiccia, l’unica utilizzata fino all’ultimo quarto del XV secolo, si usa tuttora nella produzione di perle lavorate “a lume”.

Lavorazioni: perle “a lume” Si ottengono dalla canna massiccia, riscaldata con una fiamma (“lume”), colata su un filo metallico, talvolta ricoperto di argilla, che viene tenuto manualmente in costante rotazione. Forme diverse si ottengono variando lo spessore dello strato di vetro colato oppure modellandolo con appositi utensili. Le perle possono essere ornate con vari disegni ottenuti per colatura di canne non forate, molto sottili (1-2 mm di diametro).

Altre perle: si ottengono tagliando la canna forata in cilindretti di lunghezza pari al diametro (taglio Quadro). La forma sferica si raggiunge ponendo i cilindretti riscaldati in un contenitore con una miscela di sabbia di mare, polvere di carbone e calce, all’interno del quale vengono fatti rotare. Le perle ottenute vengono separate dal miscuglio di sabbia e infine lucidate con crusca di grano.

Rosetta: canna di vetro policroma forata al centro, composta da più strati di vetro che costituiscono un particolare motivo decorativo, destinata alla produzione delle perle rosetta.