Museo del Vetro

Museo del Vetro

Museo

Origini dell’arte del vetro veneziano

Prima pagina della “Mariegola dell’Arte dei verieri de Muran”, 1441

Fino a oggi non è stato possibile stabilire con precisione quando abbia avuto origine l’industria vetraria veneziana. Una delle possibili supposizioni ricollega le sue prime manifestazioni al trasferimento nelle isole dell’estuario di quei Veneti che erano vissuti nei fiorentissimi centri romani della fascia costiera adriatica, da Adria ad Altino, e che colà avevano appreso le tecniche romane della lavorazione del vetro.

Risale al 982 un documento firmato da un certo Domenico che, come attestato dal notaio, aveva esercitato l’attività di “fiolario”, cioè la produzione di vetri cavi soffiati, in particolare bottiglie, appunto “fiole”. Le sole testimonianze della fase arcaica del vetro veneziano sono costituite dai frammenti rinvenuti nel 1961-62, insieme con i resti di una fornace, negli scavi effettuati soprattutto nella “Piazza” di Torcello e dai frammenti restituiti dal sottosuolo di Murano (S. Donato) oltre che dalle acque della laguna.

Più recentemente, tra il 1992 e il 1993 gli scavi condotti nella Piazza di Malamocco, un piccolo centro del Lido, hanno portato alla luce, assieme a frammenti di ceramica sicuramente databili tra la fine del XIV e l’inizio del XV secolo, due bicchieri tronco-conici e una bottiglia a lungo collo e a corpo panciuto databili allo stesso periodo ed esposti in questa sala. Quest’Arte ricevette impulso, nel corso dei secoli XII-XIV, dai contatti col Levante, e in particolare con la Siria, l’Egitto e i territori dell’Impero Romano d’Oriente, a seguito di avvenimenti bellici e traffici commerciali.

Certo è che fin dall’ultimo ventennio del XIII secolo fino circa alla metà del XIV, è documentata a Murano anche un’attività di decorazione a smalto su vetro (Gregorio da Napoli, Bartolomeo da Zara, Donino). Dal XIII secolo poi i vetrai avevano avuto uno statuto, in latino, contenente le norme disciplinari che dovevano regolare l’attività della corporazione; nel 1441 esso venne riformato, redatto in volgare e si chiamò “Mariegola dell’Arte dei verieri de Muran”. Nella “Mariegola” (o Matricola) si davano precise disposizioni riguardanti la disciplina della corporazione in tutte le fasi della sua attività, dalla fabbricazione alla vendita del prodotto, dal pagamento delle tasse alle relazioni tra padroni della fabbrica, i maestri e gli altri lavoratori.