Museo del Vetro

Museo del Vetro

Museo

Strumenti e parole del maestro vetraio

Cazza da infornare: la continuità della lavorazione muranese è evidenziata dall’uso degli attrezzi: gli stessi oggi come nei secoli passati.

Bardella: assicella in legno fissata a una coscia del maestro (o due sulle due cosce), per appoggiare la canna durante la lavorazione, poi sostituita da bracci sullo scagno .

Baloton: stampo in metallo con punte a forma di piccola piramide a base quadrata sulle pareti interne che conferiscono al vetro una decorazione a losanghe.

Bolo: massa di vetro prelevato dal crogiolo con la canna da soffio dal quale, dopo le opportune soffiature e lavorazioni, uscirà il manufatto.

Borsella: pinza di dimensioni e forme diverse utilizzata per specifiche operazioni di modellatura, strozzatura, taglio e decorazione del vetro in lavorazione.

Bronzin: piastra di ferro, ma un tempo di marmo o bronzo, sulla cui superficie il vetraio fa rullare il bolo per conferirgli una forma cilindrica o a pera. Questa operazione è chiamata anche “marmorizar”.

Canna da soffio: tubo in ferro con una delle due estremità di forma leggermente conica, forato nel senso della lunghezza. Viene usato per il prelievo del vetro dal crogiolo, la soffiatura e la formatura dell’oggetto a mano libera o a stampo.

Cazza da infornare: pala che serve a versare nel crogiolo la fritta e i cotizzi (da un documento del 1347).

Cazza da missiar: utensile di ferro dal lungo manico terminante in un cucchiaio usato per traghettare il vetro fuso da un crogiolo all’altro.

Cazza da traghettar: pala che serve a levare il vetro già fuso dal crogiolo e colarlo in conche piene d’acqua (da un documento del 1348).

Crogiolo: recipiente in materiale refrattario che contiene, nel forno, la miscela delle materie prime per la fusione, detto anche “padella”. Nei documenti antichi, il materiale refrattario è indicato come “tera” o “creda”.

Inghier: ferro a uncino che serve a mettere e togliere la portina davanti alla bocca del forno (da un documento del 1770).

Levada: prelievo del vetro fuso dal crogiolo con la canna da soffio.

L’Era: zona di ricottura Ne derivò il termine inglese “lehr” o “leer” (attuale forno di ricottura).

Manaretta o Maneretta: attrezzo simile a un pettine che serve per ottenere decorazioni superficiali come quella del vetro “a piume” o “fenicio”.

Marmorizar: vedi Bronzin.

Padella: vedi Crogiolo.

Paletta de Metallo: utensile a lungo manico usato per trasportare un oggetto di piccole dimensioni che deve poi essere completato.

Pea o posta: vedi Bolo.

Pettine: vedi Manaretta.

Pontello: asta di ferro pieno con la quale si sostiene il vetro quando lo si vuol lavorare nella parte inizialmente attaccata alla canna da soffio.

Scanno o scagno: sgabello a tre gambe su cui siede il maestro. É un elemento caratteristico della lavorazione del vetro in area mediterranea. Non viene utilizzato ad esempio nella produzione vetraria europea, dove il maestro lavora in piedi (da un documento del 1313).

Serauro: bocca di uscita del forno.

Speo: piccola canna di ferro pieno destinata a prelevare dal crogiolo piccole quantità di vetro per decorazione.

Spinador de fornaza o Spinanaur da Messedar veri: ferro che serve a mescolare il vetro nel crogiolo. Usato per mettere certi coloranti nel vetro già fuso e rimescolare (da documenti del 1439 e del 1512). L’operazione oggi si chiama «dar a spignauro».

Stizador: addetto al forno e alla ricottura; sposta via via gli oggetti dalla zona più calda verso la bocca di uscita del forno.

Supieto: asticciola di ferro forata nel senso della lunghezza e terminante con un cono nella quale il maestro soffia per rendere omogeneo lo spessore del vetro.

Tagianti: forbici di varie forme utilizzate durante la lavorazione per tagliare il vetro ancora caldo in eccesso.