VETRO MURRINO, da Altino a Murano

Progetto

Museo del Vetro, Murano
Dal 16 Giugno 2012 al 6 Gennaio 2013

PROROGATA al 27 gennaio 2013

Una grande mostra che si articola in due sedi espositive – il Museo Archeologico Nazionale di Altino ed il Museo del Vetro di Murano – mette a confronto la tecnica di produzione vetraria della murrina, contraddistinta da esiti realizzativi straordinari, sviluppata in epoca romana (in area veneta) e poi ripresa a Murano, a fine Ottocento, dopo secoli di oblio e giunta fino ai nostri giorni.

La mostra, a cura di Rosa Barovier Mentasti, Chiara Squarcina, Margherita Tirelli, con Rosa Chiesa, Francesca Elisa Maritan e Francesca Pederoda, indaga la storia del vetro mosaico o “murrino” dalle sue origini fino alla produzione contemporanea.
Un audace viaggio nel tempo che crea un legame ideale, da tutti riconosciuto, anche se con margini di definizione, tra la produzione vetraria di duemila anni fa e quella contemporanea, creando una connessione tra due epoche storiche e, al tempo stesso, tra due siti – Altino, città “progenitrice” di Venezia, e Murano, “l’isola del vetro”.

Posta sotto l’alto patronato della Presidenza della Repubblica, è promossa dal “Comitato promotore Altino vetri di laguna” in collaborazione con la Fondazione Musei Civici di Venezia-Museo del Vetro di Murano e la Soprintendenza per i Beni Archeologici del Veneto-Museo Archeologico Nazionale di Altino, si realizza con il patrocinio di Regione del Veneto, Provincia di Venezia, Comune di Venezia – Assessorato alle Attività Culturali, Comune di Quarto d’Altino, Promovetro, Comitato Nazionale Italiano dell’Association Internationale pour l’Histoire du Verre – AIHV e The Corning Museum of Glass, NY,
con il sostegno di UniCredit, Stevanato group.
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La tecnica della murrina consiste essenzialmente nella fusione a caldo di tessere vitree monocrome o policrome, come i cosiddetti millefiori, al fine di ottenere placchette, piatti, ciotole.
Già nel I secolo d.C. alcune varietà di piastre murrine venivano talvolta raccolte con la canna da soffio, per essere più agevolmente modellate in forma di balsamario o di contenitore profondo. Ciò avvenne anche a Murano poco dopo il recupero di questa tecnica archeologica ed è pratica spesso adottata dai migliori maestri e dai designer più esigenti.
Sono stati poi i vetrai veneziani del XIX, XX e XXI secolo a sviluppare al meglio l’abbinamento della tecnica murrina con la soffiatura, ottenendo risultati straordinari sia sotto l’aspetto tecnico che estetico. Questo recupero aprì loro nuovi orizzonti.