Museo del Vetro

Museo del Vetro

Museo

Glossario: STRUMENTI E PAROLE DEL MAESTRO VETRAIO

AVOLIO Elemento di giunzione, generalmente in cristallo, che in un bicchiere o in un vaso o in un tipetto unisce il bevante al gambo o il gambo al piede. Assume la forma di piccolo rocchetto.

BALLOTON Tecnica usata per ottenere un particolare effetto ottico. Si basa sull’uso di uno stampo in metallo contenente all’interno delle punte a piccola piramide a base quadrata che, nella soffiatura, danno un effetto di rilievo incrociato. Ricoprendo una péa, stampata a balloton, con una coperta si ottiene l’effetto bullicante o a bolle, consistente in una miriade di piccolissime bolle d’aria rimaste intrappolate tra i due strati di vetro. Applicando una foglia d’oro sulla péa dopo averla soffiata nello stampo balloton e togliendo poi, con una spazzola, l’oro davanti agli incavi si ottiene un altro effetto interessante a reticolo d’oro o alveare.

BARDELLA assicella in legno fissata a una coscia del maestro (o due sulle due cosce), per appoggiare la canna durante la lavorazione, poi sostituita da bracci sullo scagno.

BOCCA Apertura della fornace attraverso la quale si leva il vetro e lo si riscalda durante la lavorazione. Ne deriva bocca del paelato, bocca della fornasa. La bocca rimane chiusa da un coperchio durante la fase della fusione.

BOLO Termine muranese per indicare il grumo di vetro fuso che viene levato dal crogiolo con la canna.

BORSELLA Pinza in ferro che serve per modellare il vetro. Può avere forme e funzioni diverse: da siegar per strozzare o aprire la pèa; da pissegar; rigadin che imprimono una stampatura come le nervature delle foglie, la forma dei petali dei fiori etc. Le borselle sono assieme alla canna il principale attrezzo del maestro vetraio.

BRONZIN piastra di ferro, ma un tempo di marmo o bronzo, sulla cui superficie il vetraio fa rullare il bolo per conferirgli una forma cilindrica o a pera. Questa operazione è chiamata anche “marmorizar”.

CALCHERA Forno a riverbero costruito in modo che la volta del forno rifletta il calore delle fiamme sul pavimento; era usato per preparare la fritta calciando la miscela vetrificabile a 700-800 °.

CANNA DA LEVAR, CANNA DA SUPIAR Attrezzo fondamentale del maestro vetraio fu probabilmente inventato nella seconda metà del I secolo a.C. da vetrai siriani. Trattasi di un tubo metallico (lungo circa 1,4 m) con il quale si preleva il vetro dal crogiolo; la testa della canna, generalmente più grosso del resto, viene preriscaldata per agevolare l’adesione del vetro e quindi immersa nel fuso mantenendola in rotazione. Con questa manipolazione il vetro, sufficientemente viscoso, si incolla al metallo della canna formando una posta; questa, modellata prima su un ripiano (una volata in marmo o bronzo, ora in ghisa), viene trasformata in una sfera cava per soffiatura. Da questo sbozzo, con una serie di altre operazioni si ottiene l’oggetto desiderato. Nel gergo muranese il termine canna appare solo nel XIX secolo mentre sin dal XIV secolo tale attrezzo fondamentale veniva chiamato ferro o ferro sbuso.

CAVADA o CAVADA DE FOGO Periodo estivo di inattività delle fornaci durane il quale i forni dovevano essere spenti e il lavoro sospeso.

CAZZA DA INFORNARE pala che serve a versare nel crogiolo la fritta e i cotizzi (da un documento del 1347).

CAZZA DA MISSIAR utensile di ferro dal lungo manico terminante in un cucchiaio usato per traghettare il vetro fuso da un crogiolo all’altro.

CAZZA DAI TRAGHETTAR pala che serve a levare il vetro già fuso dal crogiolo e colarlo in conche piene d’acqua (da un documento del 1348).

COLATURA Tecnica impiega nella fabbricazione delle lastre da finestra e da specchio. Inventata nel XVII secolo in Francia, in sostituzione dei metodi precedentemente usati; consiste nel colare il vetro entro apposite forme rettangolari a formare una lastra.

COLLETTO Collarino di vetro che rimane attaccato alla punta della canna dei vetrai, dopo che l’oggetto lavorato è stato staccato; termine presente nelle scritture muranesi sin dal 1496. In inglese “cullet”, sinonimo di rottame da rifondere.

CONCA Contenitore in ferro, largo e basso, in cui si versa il vetro residuo che viene tolto dal crogiolo e che può essere riutilizzato successivamente come rottame da rifondere.

CONZAOR Operaio addetto al controllo e alla preparazione del vetro nella fase di fusione. Il “conzator vitreorum” appare in un documento del 1444. I conzaori avevano alle dirette dipendenze gli operai furlani che li aiutavano nelle suddette mansioni.

COTISSO Vetro mezzo cotto cioè non completamente finito di fondere o affinare; in passato, era così indicato il vetro di prima fusione che veniva prelevato dal crogiolo e veniva gettato in acqua per sminuzzarlo e poi infornarlo nuovamente per completare la fusione. Ora per cotisso si intende il vetro che, finita la lavorazione, rimane nel crogiolo e viene versato in conca per essere riutilizzato come rottame in una successiva fusione.

COVERCIO Serve a chiudere la bocca del forno durante la fusione; al centro porta un piccolo foro dove si infila la punta di un ferro per poterlo spostare o togliere. I coperchi più piccoli vengono chiamati portine.

CROGIOLO Contenitore o vaso fusoreo nel quale, in passato la fritta, ora la miscela delle varie materie prime, mescolate a rottame, viene portata a fusione per preparare il vetro. Il crogiolo era preparato impastando generalmente silice ad argilla refrattaria e il procedimento di fabbricazione dei crogioli richiedeva molti mesi di lenta essicazione dopo la formatura. Le dimensioni dei crogioli sono le più varie; in passato contenevano solo alcune decine di chili di vetro, ora si arriva anche a mille chili. Le forme erano in genere cilindriche in sezione verticale, e rotonde o ovali in sezione orizzontali. Per alcuni tipi di vetro, per esempio il vetro contenente piombo, si possono usare anche crogioli cosiddetti coperti; con questa soluzione si riducono le perdite per volatilizzazione del piombo.

DIATRETA Così chiamate dall’archeologo Winckelmann alcune coppe del I-IV secolo a.C., talora in forma di secchielli, prodotte con un acrobatico lavoro di intaglio su oggetti di grosso spessore. Il procedimento prevedeva la realizzazione di un vaso o coppa di notevole spessore dal quale venivano asportate a intaglio alcune parti superflue, creando un reticolo attaccato alle pareti solo per mezzo di sottili ponticelli. Esempi classici di questa lavorazione sono la Coppa di Trivulzio e la Coppa Constable Maxwell.

FAÇON DE VENISE Oggetti in vetro sodico soffiati in stile veneziano, realizzati nei secoli XVI e XVII da vetrai muranesi emigrati nelle Fiandre e in Spagna.

FANGO DI BARENA Argilla dei fondali della laguna, usata come materiale antiaderente per il vetro caldo.

FARASSA Vassoio di ferro a forma quadrata sul quale vengono posti i vetri nel forno di ricottura.

FONDITA Fusione, trasformazione delle materie prime dallo stato solido cristallino allo stato fuso, amorfo, vetroso. L’operazione si compone della fase di infornaggio della miscela, (una volta della fritta), della fusione e dell’affinaggio a ottenere un vetro privo di bolle e omogeneo. Nel passato la temperatura raggiungibile nel forno andava probabilmente dai 1000° ai 1200° C per cui i tempi necessari ad avere un vetro ben fuso, cioè omogeneo e ben affinato erano molto lunghi, anche 4-5 giorni. Il processo per arrivare al vetro fuso passava generalmente per due fasi: la prima consisteva nel far reagire vetrificante e fondente a bassa temperatura in modo da far iniziare le reazioni chimiche e la seconda nella fusione della fritta dl crogiolo. Per i cristalli c’era anche una terza fase: il vetro, dopo una prima fusione veniva versato in acqua, per omogeneizzarlo e per sciogliere i sali insolubili e, quindi definitivamente rifuso una seconda volta.

FORCELLA Lungo ferro terminante a bidente, adoperato da forcellante per introdurre, spostare o togliere i vetri dal forno di ricottura o ara.

FORFE Forbice adoperata dall’impiraressa ma anche, con forma particolare, tagiante del maestro vetraio.

FRITTA Prodotto di prima reazione delle materie prime, utilizzata in passato e sino all’inizio del XVIII secolo (con l’introduzione del nitrato potassico) per rendere più veloce la fusione finale. Il vetrificante e il fondente, mescolati tra loro e talvolta impastati con acqua, vengono messi , per lacune ore, in calchera, forno a riverbero a bassa temperatura (700-750°C), dove iniziano le prime reazioni chimiche, non sempre con formazione di fuso, che consistono nella formazione di silicati alcalini, più facilmente fusibili, con eliminazione dell’anidride carbonica, per decomposizione dei carbonati, e degli eventuali residui carboniosi presenti nelle ceneri vegetali, ciò che rende più agevole l’affinaggio nella successiva fusione. Dopo questo trattamento, anche non subito, la fritta, con l’eventuale aggiunta di coloranti, opacizzanti e rottame, viene de finitamente fusa nel crogiolo; la fusione avviene quindi in due fasi, formazione della fritta e fusione vera e propria. Con questo procedimento si acceleravano i tempi di fusione che, date le basse temperature dei forni fusori, 1000-1200° C, erano comunque notevolmente lunghi, anche 4-5 giorni nel XVI secolo. Oggi le temperature di fusione, sempre nei forni a crogiolo, raggiungono anche i 1400 °C e il passaggio attraverso la fritta non è più necessario. Il termine fritta appare per la prima volta in un documento muranese del 1347, in precedenza tale prodotto intermedio appare col termine “maxia vitrei” nel capitolare dei fioleri del 1271.

GASTALDO capo dell’arte dei vetrai, rappresenta i padroni di fornace, viene eletto annualmente dal XIII al XVIII secolo.

INGHIER ferro a uncino che serve a mettere e togliere la portina davanti alla bocca del forno (da un documento del 1770).

INGHISTERA, INGHISTARA, ANGHISTERA Voce arcaica per caraffa dal collo lungo e senza manico. Assieme ai moioli o muioli costituiva un prodotto seriale di basso valore estetico lavorato a Murano da vetrai di seconda categoria detti buffadori.

LEVADA prelievo del vetro fuso dal crogiolo con la canna da soffio.

L’ERA zona di ricottura. Ne derivò il termine inglese “lehr” o “leer” (attuale forno di ricottura).

MANARETTA O MANERETTA attrezzo simile a un pettine che serve per ottenere decorazioni superficiali come quella del vetro “a piume” o “fenicio”.

MARMORIZAR vedi Bronzin.

MOLADURA Incisione, intaglio. Fase di finitura della produzione di un oggetto di vetro, nella quale avviene la molatura, levigatura e poi lucidatura del pezzo, passandolo a varie ruote o mole di diversa capacità abrasiva.

MUFFOLA Forno a muffola per la ricottura dei vetri, detto anche a fermo per distinguerlo dal fono a tunnel nel quale i vetri sono deposti in carrelli che vengono spostati lungo un tunnel mentre nella muffola esistono solo dei ripiani. Inoltre mentre il forno a tunnel lavora in continuità, il forno a muffola è discontinuo, nel senso che il ciclo di ricottura ha inizio solo quando la camera della muffola è riempita di oggetti da cuocere.

PADELLA vedi Crogiolo.

PALETTA DE METALLO utensile a lungo manico usato per trasportare un oggetto di piccole dimensioni che deve poi essere completato.

PÈA, PELA da pera; primo embrione dell’oggetto in fase di formazione. Deriva dalla prima levada o pallina che, sottoposta a marmorizzada, a soffiatura iniziale, seconda levada, ulteriore soffiatura e magiossada, diventa un bolo vitreo già sbozzato e insufflato, pronto per essere consegnato la maestro per la rifinitura.

PETTINE vedi Manaretta.

PINSE Attrezzi utilizzati per modellare il vetro nella lavorazione a mano libera.

PIRIA Imbuto. Nella fabbricazione delle conterie è un recipiente in ferro, a forma di imbuto, nel quale si mescolano sabbia di mare, perline grezze e siribiti.

PONTELLO Ferro con prelevata una piccola quantità di vetro, adoperato dal vetraio quando debba fissare il pezzo dalla parte opposta alla canna da soffio, prima di staccarlo da questa, per rifinirlo ulteriormente. Ferro pieno lungo 10 cm circa, diametro 10-30 mm. utilizzato dal servente per levare il vetro dal forno. Il puntello più sottile è chiamato speo.

RIGADIN E RIGADIN RITORTO Decoro ottenuto soffiando la pallina in uno stampo, in genere di bronzo, che porta delle scanalature a sezione triangolare. La pèa diventa costolata, se il vetro viene anche ritorto durante la stampigliatura si ottiene il rigadin ritorto. Si può anche, dopo un riscaldamento alla bocca del forno, rimetterla pallina già stampata nello stesso stampo torcendola in senso inverso. Si ottengono così delle striature a diagonali incrociate.

SCAGNO Panchetto o scanno. Sedile di legno, senza spalliera, sul quale lavoro il maestro. Sedile molto largo munito di due braccioli, bardelle, sui quali il maestro fa rotolare la canna durante le operazioni di formatura dell’oggetto; è ampio anche perché vi devono trovare posto tutti gli attrezzi che egli usa.

SERAURO bocca di uscita del forno.

SESSOLA Recipiente in legno, a fondo concavo, usato dalle impiraresse per tenere le perle che devono essere infilate negli aghi.

SOFFIATURA La tecnica della soffiatura venne scoperta nella seconda metà del I secolo a.C. probabilmente nella regione siro-palestinese e venne rapidamente sfruttata dalla fiorente industria romana. Tale scoperta costituisce il momento più rivoluzionario nell’evoluzione della tecnica vetraria; a lungo andare essa portò all’abbandono della maggior parte dei procedimenti di lavorazione a nucleo friabile e a colatura, sino ad allora i soli esistente, e fece seria concorrenza alla produzione di molti oggetti di uso domestico quotidiano prima fabbricati in ceramica. La soffiatura può essere fatta a mano libera oppure soffiando il vetro entro uno stampo.

SPEO piccola canna di ferro pieno destinata a prelevare dal crogiolo piccole quantità di vetro per decorazione.

SPINADOR DE FORNAZA O SPINANAUR DAI MESSADAR VERI ferro che serve a mescolare il vetro nel crogiolo. Usato per mettere certi coloranti nel vetro già fuso e rimescolare (da documenti del 1439 e del 1512). L’operazione oggi si chiama «dar a spignauro».

STIZADOR addetto al forno e alla ricottura; sposta via via gli oggetti dalla zona più calda verso la bocca di uscita del forno.

SUPIETO asticciola di ferro forata nel senso della lunghezza e terminante con un cono nella quale il maestro soffia per rendere omogeneo lo spessore del vetro.

TAGIANTE Forbice o cesoia utilizzata dal vetraio durante la formatura del pezzo per tagliare via il vetro eccedente. Le taglianti si distinguono in tagianti dritte e tagianti tonde. Le prime hanno e lame come le normali forbici e servono per tagianti tonde. Le seconde hanno invece le lame ad angolo con la parte acuta rivolta verso l’interno e servono per tagliare in tondo.

TAGIOL Paletta di ferro di forma rettangolare con manico di legno e bordi taglienti, usata dal maestro per fare piccoli incavi o righe sulla pela.

TAMISO Setaccio in legno con rete di filo di ferro o acciaio a maglie molto fitte usato dell’omo dele partie per setacciare la sabbia onde eliminare i grani più grossi o altre impurità accidentali.

VESSIGA Grande pèa di forma cilindrica formata nella fase iniziale per la produzione delle lastre da specchi.